L’autorizzazione per la discarica di amianto di Salussola, a poca distanza dalle discariche di Cavaglià e di Alice Castello, ricorda sempre più una partita di pingpong da giocarsi ai piedi delle colline d’amianto che sorgeranno in località Brianco. I politici possono prendere atto di aver creato una situazione grave e pesante per i piccoli comuni della Bassa biellese, confinanti col Vercellese, causa la mancata pianificazione dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti. Oggi la Regione Piemonte delega alle province la procedura di valutazione di impatto ambientale (VIA) per qualsivoglia impianto di trattamento o di smaltimento rifiuti. Ogni responsabile del servizio decide avvalendosi del parere tecnico di Enti preposti, caso per caso, in totale assenza di uno sguardo complessivo e di confronto a livello regionale. La provincia di Biella, in particolare, non ha un Piano per i rifiuti. La Regione Lombardia, per fare un esempio, ha normato l’applicazione del “fattore di pressione” che vieta la vicinanza di più discariche. Ricordiamo anche che gli strumenti di cui dispone l’amministrazione piemontese non vengono applicati. A titolo esemplificativo: il PRUIS biellese (Progetti di riqualificazione urbana e infrastrutturazione sostenibile), presente nel Piano Territoriale della Provincia di Biella, è disatteso. Il piano rifiuti urbani del Piemonte prevede fabbisogni che sono ignorati (gli Impianti FORSU in autorizzazione hanno una capacità di 5 volte rispetto al fabbisogno previsto nel nostro quadrante ), Il Piano Regionale amianto prescrive lo smaltimento in siti sotterranei di cui non si tiene conto.
Quanti territori dovremo ancora sacrificare prima di accettare un ragionamento complessivamente responsabile? In Valle Dora a poca distanza dai centri abitati di Alice Castello, Santhià, Tronzano, Cavaglià e Borgo d’Ale abbiamo una concentrazione altissima di discariche e altre ne sono richieste. Per dirne un’altra, la provincia di Biella nel mese di dicembre ha destinato altri soldi dei contribuenti ai ricorsi per le nuove discariche di Cavaglià (25.000 € circa destinati sia all’impianto pubblico che a quello privato), altro denaro è stato speso dai comuni Cavaglià, Santhià e Tronzano per sostenere i ricorsi e varie consulenze utili a sostenere la causa.
A conclusione riteniamo utile:
chiederci se sia logico conferire i rifiuti urbani biellesi a Brescia anche solo per una questione di inquinamento da traffico. Se si pensa in modo superficiale di conferire “nella discarica di Cavaglià”, occorre ricordare che non c’è più spazio: in passato, hanno infatti conferito rifiuti anche da altre regioni e province e, a ben guardare, gli ampliamenti hanno destinato lo spazio maggiore alla vicina discarica privata A2A. Ovviamente sarebbe opportuno rammentare anche che nel biellese la raccolta differenziata è cominciata molto tardi rispetto alle altre province e al Piano regionale rifiuti regionale. A nostro parere, ogni amministrazione, sia essa stato, provincia, regione, deve trovare soluzioni concrete con urgenza:
– a livello regionale e statale è urgente fissare un limite prescrittivo alla presenza di cave, discariche e impianti di trattamento rifiuti in un territorio; non si può lasciare la programmazione alle richieste solo del privato;
– a livello regionale si dovrebbe rispettare il divieto di installare discariche in area di ricarica delle falde, non scordando mai che l’acqua è un bene comune limitato;
– per la provincia di Biella serve immediatamente fissare la redazione del Piano di riqualificazione della Valle Dora e la preparazione del piano rifiuti provinciale.
Come raccomandato dalla Commissione Europea durante la visita del dicembre scorso 2018, a Tronzano, chiediamo a tutti gli enti pubblici soprattutto due elementi mancanti :
una collaborazione tra stato, regione e provincia per addivenire ad una più efficace tutela dei beni comuni con una condivisione delle migliori prassi, per massimizzare la prevenzione, il riutilizzo, la raccolta differenziata e il riciclo;
la realizzazione in tempi brevi della transizione verso un’economia circolare attraverso un adeguato sistema di tassazione che premi il cittadino consapevole del problema e rispettoso delle regole .
APPROFONDIMENTI
Il Pruis è richiesto dal piano territoriale provinciale , ma la provincia non ha mai dato seguito con la preparazione di uno studio specifico, come da relazione illustrativa allegata- pag 35
Il PRUIS (Progetti di riqualificazione urbana e infrastrutturazione sostenibile) della Valle Dora
La località denominata “Valle Dora” è sita tra le Province di Biella e Vercelli.
Interessa il comune di Cavaglià per la Provincia di Biella ed i comuni di Alice
Castello, Santhià e Tronzano per quella di Vercelli.
L’area è stata riconosciuta dal DPAE della regione Piemonte (documento di
programmazione dell’attività estrattiva (DPAE) della Regione Piemonte, con
DGR n. 27-1247 del 6.11.2000, art.14.2.1), quale polo estrattivo di
particolare interesse giacimentologico, per l’elevata potenza dei depositi (oltre
50 m) e per l’elevata soggiacenza della falda freatica, generalmente superiore
30-40 m.
Nell’area denominata Valledora, oltre alle attività estrattive, sono localizzati il
Polo Tecnologico per lo smaltimento degli RSU della Provincia di Biella , le
discariche controllate di tipo industriale e di rifiuti solidi urbani, nonché gli
insediamenti produttivi afferenti alle previsioni urbanistiche del Comune di
Cavaglià.
L’area è inoltre individuata dal PTA (Piano di tutela delle acque) della Regione
Piemonte, quale zona di ricarica delle falde profonde (allegato 9 e tavola n.
8).
Il PRUIS della Valledora si pone l’obiettivo prioritario di riconciliare la
compresenza delle molteplici attività insediate nell’area con la tutela della
salute umana e la salvaguardia delle risorse naturali, mitigando gli impatti
negativi già prodotti, eliminando le condizioni di degrado esistenti e risolvendo
l’evidente compromissione del paesaggio .
Per il raggiungimento dell’obiettivo si prefigura:
– un processo di riqualificazione urbanistica e ambientale orientato a
perseguire il riequilibrio tra tutela delle risorse naturali e ambientali,
qualità del paesaggio antropizzato, attività economiche e salute
umana,
– la pianificazione delle attività estrattive (PAEP) nell’ottica della
sostenibilità, del riuso compatibile del territorio e dell’effettivo
ripristino ambientale;
– l’utilizzo razionale della risorsa mineraria in quanto bene primario “non
rinnovabile” ed esclusivamente per usi “nobili”;
– la verifica delle condizioni di sostenibilità ambientale e sociale degli usi
in atto e degli interventi programmati all’interno dell’area;
– la valutazione degli impatti positivi e negativi e delle ricadute delle
attività aventi rilevanza economica anche al fine di determinare le
opportune forma e misure di mitigazione, compensazione e
perequazione;
– l’individuazione degli indicatori di monitoraggio degli effetti prodotti sul
contesto territoriale, ambientale e paesistico dell’area interessata;
– la salvaguardia dell’equilibrio idrogeologico e le misure per la tutela
della risorsa idrica sotterranea;
– le modalità e le forme istituzionali e organizzative necessarie alla
realizzazione e gestione delle azioni programmate, alla conduzione
delle attività di monitoraggio e del processo di valutazione degli effetti
determinati dall’attuazione del Progetto .:
Può essere utile l’esame della seguente cartina
https://drive.google.com/open?id=1nyY88znmU_gHwffi5yXHHCbbBkjnC9m7&usp=sharing
Sui ricorsi: cosa chiedono in sintesi le parti si può dedurre dalla sentenza allegata:
La parte avversa, Provincia BI, Asrab, A2a Ambiente, Cosrab, hanno eccepito che non sono state fatte delle notifiche del ricorso p. es. a Corpo forestale, Arpa, Soprintendenza. Inoltre doveva essere interessato il tribunale delle acque; il ricorso di Santhia doveva essere invalidato perchè il comune era già presente in conferenza, i termini del ricorso decorrevano dall’ultima conferenza e non dall’emissione del provvedimento finale: tutto respinto.
Da parte dei comuni il ricorso si è fondato su: mancata partecipazione alle conferenze dell’ATO acque, ASL Vercelli e soprintendenza archeologica, contrasto con il Piano tutela delle acque regionale, non valutazione di una collocazione alternativa, pericolo per il sistema di ricarica della falda, distanze con le case non rispettate, inadeguatezza della barriera artificiale, nessuna opera di mitigazione acustica. Il tar ha ritenuto fondati i motivi: – distanza delle abitazioni da misurare dal confine area e non dal bordo scavo, – inidoneità della barriera (telo) da stendere sulla vecchia discarica a2a che può essere soggetta a tagli e rotture – inadeguatezza delle barriere della vecchia discarica costruita con criteri obsoleti poiché i nuovi rifiuti verranno addossati all’esistente discarica. sentenza cavaglia
Sulla discarica A2A
– qualcosa sulla discarica privata A2A, tipologia, ampiezza e ampliamento richiesto,superficie :
La superficie complessiva occupata risulta pari a circa 44.000 m2, di cui 20.000 m2 di pertinenza
della discarica ASRAB e 24.000 m2 di pertinenza della discarica A2A Ambiente S.p.a.
metodo abbancamento: per settori
volume :
Due settori saranno di pertinenza della discarica ASRAB
(volumetria pari a 240.000 mc) e tre settori saranno di pertinenza della discarica A2A Ambiente
(volumetria pari a 360.000 mc).
rifiuti:
relativamente alla discarica intestata alla Società
ASRAB, dedicata allo smaltimento dei residui dei rifiuti urbani provenienti dal Biellese
pretrattati nell’adiacente Polo Tecnologico di proprietà della medesima Società;
relativamente alla discarica intestata alla Società A2A
Ambiente SpA, dedicata allo smaltimento dei rifiuti speciali non pericolosi.
profondità dell’ampliamento:
uno scavo atto a consentire un piano di posa medio dei
rifiuti pari a -6 m. Il raggiungimento di tale quota determinerà una profondità di scavo media pari a
8,5 m.
Sulla discarica amianto di Salussola
La discarica è monodedicata, ovvero destinata allo smaltimento di un’unica tipologia di rifiuto
(classificato con codice 17 06 05* dal catasto europeo dei rifiuti [C.E.R.]) costituita esclusivamente
da materiali da costruzione contenenti amianto (in matrici resinoidi o cementizie).
La discarica presenta un volume complessivo lordo (comprensivo del terreno utilizzato ad intervalli
regolari per la copertura dei rifiuti durante il loro abbancamento) pari a circa 1.462.000 m3 e copre
una superficie di circa 80.000 m2. La profondità massima del fondo scavo rispetto al piano
campagna è pari a 15 m mentre l’elevazione in gronda (cioè al bordo esterno della discarica) è pari
a 10 m.
osservaz biogas cavaglia – verifica assoggettabilità sett 18



