A Cavaglià si espande la discarica che potrebbe diventare il “magazzino” di rifiuti per il nuovo inceneritore di quadrante (Biella, Novara, VCO, Vercelli).
Ci opponiamo alla realizzazione del nuovo inceneritore e ancor di più all’ampliamento della discarica di Cavaglià. 
La gravissima situazione ambientale dell’area, causata dalle gigantesche cave in costante espansione e dalla loro progressiva trasformazione in discariche, fa il paio con l’intreccio di interessi dei grandi gruppi industriali coinvolti (Impregilo, A2A, ecc.), che prefigura una filiera CAVE/CEMENTO/RIFIUTI/INCENERITORI/GRANDI OPERE gestita dai potentissimi monopolisti.
Cosa stanno facendo per tutelare aria, acqua, terra i sindaci e le province. E la regione? Ricordiamo che abbiamo perso il ricorso al Consiglio di Stato presentato contro la sentenza del TAR che ci aveva dato ragione ammettendo 3 osservazioni su 10 . Contro la sentenza hanno fatto ricorso la provincia di Biella e la regione Piemonte.
In allegato alla presente il testo
della sentenza del Consiglio di Stato
sul ricorso presentato dalla Provincia
di Biella per la riforma delle
disposizioni del TAR relative alla
Giudizio di compatibilità ambientale
del
progetto di rimodellamento della
discarica di Cavaglià.
La sentenza, pur avversa nel merito,
riconosce in primis la legittimità di
Legambiente Piemonte a proporre
ricorsi amministrativi nell’ambito
delle
procedure di VIA , essendo evidente
l’interesse diretto e concreto di
questa associazione, anche nella sua
struttura regionale, a contrastare
l’ampliamento di una discarica nel
proprio territorio (ribaltata la
decisione del TAR al riguardo che
riteneva illegittima la presenza di
Legambiente tra i ricorrenti).
Nel merito dei gravami il Consiglio di
Stato ha ritenuto, a differenza del
TAR, che non sussisteva carenza nel
procedimento, ovvero che la valutazione
dei due ampliamenti della discarica,
tra loro contigui e sovrapposti
(discarica ASRAB spa + discarica
Cavaglià spa) sia stata trattata,
sostanzialmente, in modo unitario (la
tesi della Provincia che i due
impianti non presentano unitarietà
strutturale non è però stata accolta).
Nel merito del tema più controverso,
ovvero della *”autosufficienza nello
smaltimento dei rifiuti urbani non
pericolosi negli ambiti territoriali
ottimali”,* il Consiglio di Stato ha
ritenuto, a differenza del TAR, che
tale disposizione è da considerarsi un
obbiettivo, un fine privo di
vincoli; il presupposto di legittimità
può derivare invece solo in presenza
di disposizioni cogenti, una norma, un
divieto o un limite non osservato
(tale presupposto sussite per il
trasferimento di rifiuti tra Regioni
disposta dal D.lgso 152/2006 , ma non
all’interno della stessa Regione).
Legambiente Circolo di Biella, pur
rispettando il pronunciamento del
Consiglio di Stato, evidenzia quanto
il giudizio favorevole sulla
legittimità dell’atto non risolve,
appunto, l’incapacità manifesta della
Provincia di Biella a perseguire i
fini, ovvero la *”autosufficienza
nello
smaltimento dei rifiuti urbani non
pericolosi negli ambiti territoriali
ottimali”.
*La “svendita di territorio”, che
nella prima fase si attua con la
concessione di cave (continuano i
politici ad essere latitanti sul piano
VALDORA), si completa nella messa a
disponibilità di volumi di discarica
per rifiuti da fuori provincia.
Procedura questa che consente in parte
il contenimento dei costi gestionali
(beneficio temporaneo), ma che allo
stesso tempo incrementa il consumo di
un bene non rinnovabile ed il continuo
stato di allarme rifiuti (una
discarica che doveva durare 15 anni si
è riempita in 5).
Legambiente Biella ritiene dunque che
la sentenza del Consiglio di Stato
sancisca per l’Amministrazione
Provinciale una “vittoria di Pirro”
poichè
dimostra la incapacità della stessa
Provincia di Biella nel perseguire i
fini, la *”autosufficienza nello
smaltimento dei rifiuti urbani non
pericolosi negli ambiti territoriali
ottimali”*.
Se infatti”giurisprudenzialmente” per
il Consiglio di Stato i “fini” non
costituiscono un “vincolo”, per una
amministrazione i “fini” sono la
ragione d’essere, l’attività, la
politica.
E qualsiasi giudizio di compatibilità
ambientale, anche se legittimo, è
privo di credibilità se sono assenti
nel territorio gli indirizzi e le
politiche ambientali.
Legambiente Circolo “Tavo Burat”
BIELLA