Cavaglià, rivive la discarica ex CIS

A Cavaglià si espande la discarica che potrebbe diventare il “magazzino” di rifiuti per il nuovo inceneritore di quadrante (Biella, Novara, VCO, Vercelli).

Ci opponiamo alla realizzazione del nuovo inceneritore  e ancor di più all’ampliamento della discarica di Cavaglià.

La gravissima situazione ambientale dell’area, causata dalle gigantesche cave in costante espansione e dalla loro progressiva trasformazione in discariche, fa il paio con l’intreccio di interessi dei grandi gruppi industriali coinvolti (Impregilo, A2A, ecc.), che prefigura una filiera CAVE/CEMENTO/RIFIUTI/INCENERITORI/GRANDI OPERE gestita dai  potentissimi monopolisti.

Cosa stanno facendo per tutelare aria, acqua, terra i sindaci e le province. E la regione? Ricordiamo che abbiamo perso il ricorso al Consiglio di Stato presentato contro la sentenza del TAR che ci aveva dato ragione ammettendo 3 osservazioni su 10 . Contro la sentenza hanno fatto ricorso la provincia di Biella e la regione Piemonte.

Sentenza Consiglio di Stato Discarica Cavaglià 2012


Commenti

Cavaglià, rivive la discarica ex CIS — 1 commento

  1. In allegato alla presente il testo
    della sentenza del Consiglio di Stato
    sul ricorso presentato dalla Provincia
    di Biella per la riforma delle
    disposizioni del TAR relative alla
    Giudizio di compatibilità ambientale
    del
    progetto di rimodellamento della
    discarica di Cavaglià.

    La sentenza, pur avversa nel merito,
    riconosce in primis la legittimità di
    Legambiente Piemonte a proporre
    ricorsi amministrativi nell’ambito
    delle
    procedure di VIA , essendo evidente
    l’interesse diretto e concreto di
    questa associazione, anche nella sua
    struttura regionale, a contrastare
    l’ampliamento di una discarica nel
    proprio territorio (ribaltata la
    decisione del TAR al riguardo che
    riteneva illegittima la presenza di
    Legambiente tra i ricorrenti).

    Nel merito dei gravami il Consiglio di
    Stato ha ritenuto, a differenza del
    TAR, che non sussisteva carenza nel
    procedimento, ovvero che la valutazione
    dei due ampliamenti della discarica,
    tra loro contigui e sovrapposti
    (discarica ASRAB spa + discarica
    Cavaglià spa) sia stata trattata,
    sostanzialmente, in modo unitario (la
    tesi della Provincia che i due
    impianti non presentano unitarietà
    strutturale non è però stata accolta).

    Nel merito del tema più controverso,
    ovvero della *”autosufficienza nello
    smaltimento dei rifiuti urbani non
    pericolosi negli ambiti territoriali
    ottimali”,* il Consiglio di Stato ha
    ritenuto, a differenza del TAR, che
    tale disposizione è da considerarsi un
    obbiettivo, un fine privo di
    vincoli; il presupposto di legittimità
    può derivare invece solo in presenza
    di disposizioni cogenti, una norma, un
    divieto o un limite non osservato
    (tale presupposto sussite per il
    trasferimento di rifiuti tra Regioni
    disposta dal D.lgso 152/2006 , ma non
    all’interno della stessa Regione).

    Legambiente Circolo di Biella, pur
    rispettando il pronunciamento del
    Consiglio di Stato, evidenzia quanto
    il giudizio favorevole sulla
    legittimità dell’atto non risolve,
    appunto, l’incapacità manifesta della
    Provincia di Biella a perseguire i
    fini, ovvero la *”autosufficienza
    nello
    smaltimento dei rifiuti urbani non
    pericolosi negli ambiti territoriali
    ottimali”.

    *La “svendita di territorio”, che
    nella prima fase si attua con la
    concessione di cave (continuano i
    politici ad essere latitanti sul piano
    VALDORA), si completa nella messa a
    disponibilità di volumi di discarica
    per rifiuti da fuori provincia.

    Procedura questa che consente in parte
    il contenimento dei costi gestionali
    (beneficio temporaneo), ma che allo
    stesso tempo incrementa il consumo di
    un bene non rinnovabile ed il continuo
    stato di allarme rifiuti (una
    discarica che doveva durare 15 anni si
    è riempita in 5).

    Legambiente Biella ritiene dunque che
    la sentenza del Consiglio di Stato
    sancisca per l’Amministrazione
    Provinciale una “vittoria di Pirro”
    poichè
    dimostra la incapacità della stessa
    Provincia di Biella nel perseguire i
    fini, la *”autosufficienza nello
    smaltimento dei rifiuti urbani non
    pericolosi negli ambiti territoriali
    ottimali”*.

    Se infatti”giurisprudenzialmente” per
    il Consiglio di Stato i “fini” non
    costituiscono un “vincolo”, per una
    amministrazione i “fini” sono la
    ragione d’essere, l’attività, la
    politica.

    E qualsiasi giudizio di compatibilità
    ambientale, anche se legittimo, è
    privo di credibilità se sono assenti
    nel territorio gli indirizzi e le
    politiche ambientali.

    Legambiente Circolo “Tavo Burat”
    BIELLA

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