È stato uno dei leader della protesta studentesca nel ’68, Guido Viale è impiegato a Milano in una società di ricerche economiche e sociali, si occupa di politiche attive del lavoro in campo ambientale. È membro del Comitato tecnico-scientifico dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente (ex Anpa, ora ISPRA). Proponiamo la sua interessante analisi da cui segue che tra i beni comuni sarebbe da annoverare il lavoro. Condividendo pienamente questa posizione, pubblichiamo per intero l’articolo e anticipiamo la lettuta integrale col brano seguente:
-Ora, affermare che il lavoro è un bene comune è una proposizione che riguarda certamente, e in primo luogo, la salvaguardia della dignità del lavoro e dei diritti che una società deve garantire ai lavoratori; ma significa anche, e soprattutto, che le modalità in cui il lavoro viene impiegato, le finalità di questo impiego e, conseguentemente, il prodotto stesso (bene o servizio) di quel lavoro sono questioni che possono, e dovrebbero, veder coinvolti innanzitutto i lavoratori stessi; ma anche tutta la comunità che insiste sul territorio con cui quel lavoro si intreccia: sia che ne dipenda per il reddito che esso genera, sia che ne sopporti il carico ambientale che esso comporta. Basta enunciare questo proposito per capire quanto siamo lontani – e quanto ci stiamo allontanando – da un mondo in cui il lavoro sia effettivamente un bene comune. Ma anche che l’inclusione del lavoro nel “catalogo” dei beni comuni è, come per tutti gli altri, un processo e non un’acquisizione definitiva; un work in progress che procede per tappe, per avanzate e arretramenti, e che probabilmente non avrà mai fine.-di Guido Viale
In VALLEDORA e nei paesi limitrofi il carico ambientale sopportato dalle attività di escavazione e dalle conseguenti attività di discarica, è un problema che le Amministrazioni di destra e di sinistra non hanno mai considerato .Il risultato dell’economia di questa zona è il depauperamento del territorio. Quando ne chiederemo conto?